"L’intesa in questione non si focalizza sugli orari di funzionamento degli apparecchi per gioco lecito, ma – in ossequio a quanto stabilito dalla norma primaria di cui al citato articolo 1, comma 936, della legge n. 208 del 2015 che la prevede – delinea in modo più generale il complessivo riordino della materia, con l’obiettivo, unitamente alla fissazione degli orari, di una significativa riduzione dell’offerta del gioco lecito, sia quanto ai volumi sia quanto ai punti vendita. Non è conseguentemente ipotizzabile un’applicazione dell’intesa atomistica o parcellizzata, ossia limitata al solo profilo degli orari di funzionamento degli apparecchi, laddove non siano contestualmente attuate anche le altre previsioni".
Il Tar Sicilia prende in prestito la motivazione espressa dal Tar Lazio a febbraio, per respingere l’istanza cautelare proposta da una serie di operatori per l'annullamento, previa sospensione dell'efficacia, dell’
ordinanza sindacale con cui il Comune di Agrigento a marzo 2019 ha limitato gli orari di apertura delle sale gioco e quelli di funzionamento degli apparecchi con fasce diverse a seconda del periodo scolastico e non.
"Per la giurisprudenza maggioritaria - affermano ancora i giudici amministrativi - le determinazioni assunte dalla Conferenza Unificata Stato-Regione n. 103/U del 7 settembre 2017 non possono essere ricostruite in termini di cogenza e vincolatività, posto che, per espressa previsione dell’art. 1, comma 936, della legge n. 208 del 2015 – in base al quale è stata convocata la Conferenza unificata – l’intesa raggiunta deve essere recepita con decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze, sentite le Commissioni parlamentari competenti, che, allo stato, non è stato ancora adottato (Tar Lazio, Roma, Sez. II bis, 21 maggio 2019, n. 6260; Tar Veneto, Sez. III, 18 aprile 2018, n. 417)".