Il mercato europeo del gioco con vincita in denaro continua la sua traiettoria di crescita, con un fatturato lordo totale che raggiunge 123,4 miliardi di euro nel 2024, registrando così un aumento del 5 percento rispetto all'anno precedente. E' questo uno dei dati più significativi emersi dall'ultimo report 'European Gambling Market – Key Figures 2025 Edition', realizzato da H2 Gambling Capital e diffuso da Egba (European gaming and betting association), anche se, al di là dei numeri esatti, l'informazione riguarda al trend era già più che nota, dentro e fuori all'industria. Non solo, dunque, agli addetti ai lavori. Le informazioni assai più rilevanti e, forse, meno note della precedente, sono invece altre, che riguardano anche strettamente il nostro paese. Oltre a confermare, cristallizzandolo, il ruolo di assoluto leader in Europa del nostro paese in termini di volume, certificando che l'Italia rappresenta “il più grande mercato europeo del gioco con un fatturato lordo totale del gioco di 21 miliardi di euro nel 2023, seguito dal Regno Unito con 19,8 miliardi, dalla Germania con 14,4 miliardi e dalla Francia con 14, il report ci informa anche che mentre il gioco terrestre è destinato a “crescere e rimanere dominante”, a livello europeo (con un fatturato di 75,5 miliardi di euro nel 2024), quello online mostra uno slancio più forte, che dovrebbe raggiungere i 47,9 miliardi di euro, riflettendo una maggiore adozione digitale e il cambiamento delle preferenze dei consumatori. Guidato dalla continua adozione digitale e dalla ripresa nel settore terrestre, ipotizzando che non vi siano interruzioni significative. Presupponendo un ambiente economico e normativo stabile, visto che ovviamente delle “potenziali crisi economiche o importanti cambiamenti normativi potrebbero avere un impatto sulla traiettoria di crescita”.
Ma nonostante il dato apparentemente positivo per i retailer del gaming, in realtà il rapporto precisa anche che a dominare il mercato del gioco terrestre in Europa sono le lotterie (che rappresentano il 41 percento delle entrate lorde del segmento nel 2024), seguite dalle slot machine (al 33 percento). Mentre i giochi da casinò insieme alle scommesse sportive ed eventi rappresentano quote più piccole ma significative del mercato terrestre, rispettivamente all'11 e al 9 percento, mentre le corse di cavalli rappresentano il 4 percento e il bingo/altre attività di gioco d'azzardo contribuiscono al 2 percento delle entrate. Questa distribuzione riflette il continuo predominio delle reti di vendita al dettaglio di lotterie tradizionali e delle sedi delle slot machine nei mercati europei. Ma questa notizia, dicevamo, è positiva solo a metà per chi fa gioco terrestre, almeno in Italia, viso che il canale delle lotterie è dominato da una mono-concessione (anzi, tre, in realtà, tra SuperEnalotto, Lotto e Gratta e Vinci) e non interessa quindi il resto della filiera e, in particolare, chi si occupa di Awp o Vlt.
Le prospettive a lungo termine rimangono dunque positive, con il mercato complessivo (UE) che dovrebbe raggiungere i 149,2 miliardi di euro entro il 2029, dove l'online crescerà del 6,9 percento all'anno, mentre si prevede che il settore terrestre crescerà a un più modesto tasso dell'1,8 percento all'anno, nella sua complessità. Con una postilla, che vale anche e soprattutto per l'Italia: “l'utilizzo dei prodotti nei vari paesi rimane fortemente influenzato dai quadri normativi locali e dalle preferenze dei giocatori”. Ed è questo, forse, uno dei maggiori spunti di riflessione per la politica e le istituzioni italiane, visto che proprio in questi mesi sono chiamate (e sollecitate) a riscrivere le regole del gioco (letteralmente), con particolare riferimento proprio al gioco terrestre. Sì, perché, come noto, il governo sta tentando di emanare la faticosa riforma del comparto attraverso il famigerato Riordino del gioco terrestre, il quale dovrà spianare la strada per la messa a bando delle concessioni attualmente in regime di proroga: scommesse sportive, bingo e apparecchi da intrattenimento. Con l'ulteriore specifica, per quest'ultimo segmento, che oltre a riscrivere le regole di distribuzione, il regolatore del comparto dovrà anche riscrivere quelle tecniche che daranno quindi vita a una nuova generazione di Awp da installare nella Penisola nei prossimi anni. E' quindi tanto più utile sottolineare e ricordare il ruolo, citato anche dal report di Egba e H2, che svolgono i quadri normativi nazionali nello svolgimento delle attività di gioco e non solo i gusti dei giocatori. Come sappiamo bene in Italia, visto che la maggiore causa di perdita di mercato per il gioco terrestre, non è tanto e solo da attribuirsi alla digitalizzazione che comunque c'è e si è enfatizzata soprattutto con la pandemia, spingendo un numero maggiore di giocatori verso l'online, ma è da attribuire soprattutto alle restrizioni alla distribuzione, inflitte a livello locale, e alla disparità di trattamento tra i due segmenti che si è generata nel comparto, anche in maniera disomogenea sul territorio. Ecco quindi che la sfida, sul fronte istituzionale, è duplice, con le nuove regole che dovranno, da un lato, superare le criticità sul fronte distributivo, riaffermando la centralità dello Stato e l'antica (solo presunte) riserva di legge applicata al comparto: dall'altro, creando una nuova generazione di macchine da gioco che possa avere appeal sui giocatori, oltre a garantire sicurezza e tutela dei consumatori, ma rimanendo competitiva rispetto al primo, grande concorrente del gioco illegale, che continua ad essere rappresentato dall'offerta illecita. Altro dato, questo, che viene sistematicamente stimato nel dossier completo di H2 Gambling Capital, anche se in questo caso non è stato tuttavia riportato nella sintesi diffusa da Egba. Peccato, perché è forse proprio tale valore che rappresenta l'elemento più utile e di maggiore riflessione per i nostri legislatori, su cui concentrare l'attenzione, in vista delle prossime scelte da compiere. Quando si tratta di regolamentare un'offerta di gioco, una soluzione di pagamento o un servizio. Perché è vero che la prudenza non è mai troppa e che in Italia si ravvisa anche un surplus di offerta che non sfugge agli occhi di nessuno, senza bisogno di certi report finanziari: ma è altrettanto vero e, ormai, anche evidente, che mentre nel nostro paese sono ancora considerate non opportune alcune funzionalità, come la liquidità condivisa nell'online, i pagamenti elettronici nelle slot machine, e molto altro ancora, i nostri ragazzi – spesso anche i minori – nel frattempo spendono migliaia di euro in cripto-casino nel “dot com”, dislocati in Russia, Asia o in chissà quale isola sperduta. Sarà forse il caso di guardare davvero al futuro, stavolta?